IL FERRO NELL’ATTIVITA’ SPORTIVA


E’ con piacere che ripresentiamo la nostra rubrica l’Angolo del Dottore, il dotto Orazio Previti ha accettato il nostro invito e ci parlara dell’importanza del ferro per chi pratica sport.

“Il ferro è un minerale indispensabile all’uomo in quanto contribuisce a svolgere alcune funzioni vitali come il trasporto di ossigeno nel sangue e la produzione di energia a livello muscolare. In condizioni normali sono presenti nell’organismo circa 4-5 gr. di ferro.
L’80% del ferro è contenuto nell’emoglobina all’interno dei globuli rossi; essa lega l’ossigeno e lo trasporta dai polmoni ai muscoli.
Il 5% del ferro è presente nella mioglobina che lega l’ossigeno all’interno delle fibre muscolari.
Anche i citocromi e altri enzimi contengono ferro; queste sostanze favoriscono le reazioni energetiche nei mitocondri.

 Depositi di ferro: meno del 20% del ferro dell’organismo non è legato ma è immagazzinabile nel fegato, nella milza e nel midollo osseo sotto forma di emosiderina e ferritina; queste scorte si rendono disponibili nel caso di riduzione dell’apporto alimentare.

 Carenza di ferro: provoca una riduzione nella produzione di emoglobina nel midollo osseo, quindi dell’apporto di O2 ai muscoli, e la compromissione delle reazioni energetiche all’interno delle fibre muscolari; nei casi in cui si accentua la carenza di ferro, si viene a creare un quadro di anemia ferropriva che può causare vari sintomi quali debolezza, perdita di appetito e ridotta capacità lavorativa.

Stati di relativa carenza di ferro, anche senza variazioni del contenuto di emoglobina, cioè senza segni evidenti di anemia, si possono creare nella pratica di attività sportive soprattutto di durata ( podismo, ciclismo, sci di fondo, etc.) e causare un calo del rendimento atletico.

Si ritiene che un’attività sportiva intensa, soprattutto negli sport di resistenza, richieda una maggiore necessità di ferro in quanto esso viene perduto attraverso il sudore, le urine, il tubo digerente o, nel caso della corsa, per rottura traumatica dei globuli rossi in seguito all’impatto del piede sul terreno.

Il problema si accentua considerevolmente nelle donne in età fertile a causa del ciclo mestruale; si calcola che le donne perdono da 5 a 45 mg di ferro ad ogni mestruazione.

E’ pertanto fondamentale, soprattutto per gli atleti, introdurre con la dieta un adeguato apporto di ferro. Il fabbisogno medio giornaliero per un uomo è di circa 10 mg di ferro che aumenta nella donna sino a 15 mg.

I cibi ricchi di ferro sono le carni rosse, il fegato, i fagioli, le lenticchie, la soia, gli spinaci.

E’ opportuno sottolineare che il ferro contenuto negli alimenti di origine animale è meglio assorbito ( 10-35%) di quello contenuto nei vegetali ( 2-10%); questo fatto pone a rischio di carenza di ferro le donne-atlete che si nutrono con dieta vegetariana.

L’assunzione di vitamina C migliora l’assorbimento del ferro, da qui l’abitudine di alcuni atleti di bere ai pasti delle spremute di arancia.

Il rischio per i fondisti, ed in particolare per i maratoneti e le donne, d’incorrere in stati di carenza di ferro, anche latenti, obbliga ad un monitoraggio periodico dei valori ematici; più che la sideremia ( ferro circolante ) è utile un idoneo controllo della ferritinemia ( ferro di deposito ).

Per il reintegro delle scorte di ferro si consiglia innanzitutto una dieta ricca di ferro ( ad esempio carni rosse ), ma se la carenza è importante o vi sono problemi nel processo di assorbimento del minerale nell’intestino, è obbligatoria la somministrazione farmacologica del ferro, sotto stretto controllo medico.

E’ preferibile l’assunzione per via orale poichè l’organismo assorbe quanto gli serve ed il surplus viene eliminato con le feci. Con somministrazione per via parenterale ( pur necessaria in alcuni casi ) si rischia un eccessivo accumulo di ferro con effetti tossici in particolare sul fegato.

In presenza di un adeguato apporto di ferro e con parametri ematici nella norma, un’ulteriore integrazione di ferro non induce un aumento dell’emoglobina e dell’ematocrito e non migliora le capacità prestative e la potenza aerobica.

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